Guardo l'ora sul cellulare, sono in netto anticipo, ne approfitto per andarmi a rilassare un po' al parco. Riempio la bottiglietta d'acqua alla fontana e cerco una panchina al fresco dove andare a sedermi.
Mentre mi abbevero seduto su una panchina dietro la fontana, i miei pensieri vagano ad un episodio successo un po' di tempo fa e che vorrei diventasse racconto. Cerco di abbozzarlo mentalmente, ma all'improvviso vedo un piccolo barboncino avvinarsi a me, quasi come se volesse suggerirmi lui come fare. Provo ad accarezzarlo, lui prima fa un passetto indietro, poi si lascia toccare; è buffo come un determinato evento possa ricapitare. Alzo lo sguardo cercando di capire se qualcuno lo cerca. Dove sia il padrone, ma non percepisco niente. Lui intanto mi guarda e muove la coda, sembra voglia giocare. Provo a chiederlo a lui da dove sia venuto e lui inizia ad abbaiarmi, quasi come a volermi rispondere. Subito dopo il primo abbaio sento un fischio e alzo lo sguardo in direzione del fischio, riuscendo finalmente ad individuare la padrona. Gli dico di andare e lui, fissandomi un'ultima volta, torna di corsa dalla sua padrona. La padrona gli lancia un pallina e lui si mette a rincorrerla. Sto lì a guardarli.
Una signora mi passa davanti e mi saluta. Ricambio gentilmente il saluto, anche se non la conosco. La signora torna verso di me e inizia a parlarmi.
«Oggi è un giorno fortunato... ho sognato mio fratello gemello... significa che è un giorno fortunato».
Si guarda intorno:
«Gli uomini sono più soli delle donne...» si guarda intorno, «se togli i cani ci sono solo uomini soli».
Non sapendo che dire cerco di fare un movimento di assenso con la testa.
«Non ti fidare mai di nessuno... non ti fidare mai di nessuno».
Fa qualche passo ma poi torna indietro:
«Sono tutti sessantenni... sai cosa vengono a fare? Vuoi sapere cosa vengono a fare?» la guardo un po' allibito, « vengono a cercare questa!» fa combaciare i due indici delle due mani e unisce i due pollici... le faccio segno di aver capito.
«Lo vedi quel signore seduto? E' sempre lì, mi desidera da tanto tempo».
Fa di nuovo due passi per andarsene ma torna indietro.
«Ma io no... poi sono bravissimi a fuggire! Non ti fidare mai di nessuno... mio fratello gemello mangiava le lenticchie, sono buone le lenticchie. Sono il cibo dei poveri. Poi fumava... aveva un brutto male qui...» si tocca il petto. Rimango lì ad ascoltare.
«Adesso devo andare da una signora... abitava in corso Peschiera... era una zona tranquilla quella, prima della sparatoria». Inizio a far fatica a seguire quel che dice.
«Non ti fidare mai di nessuno... che fai studi o lavori?»
«Lavoro»
«Non ti fidare mai di nessuno... gli uomini sono più soli delle donne... sono venuta qui a far colazione e a riprendermi questi vestiti perché una signora mi ha detto di non buttarli. Io li avevo buttati...» vedo che in mano in effetti ha una busta con delle vesti.
«Quelli son sempre lì!»
«Beh si sta bene qui!» provo a dire.
«Sono buone le lenticchie... sai sono il cibo dei poveri. Adesso vado dalla signora».
Fa per allontanarsi ma poi torna indietro.
«Non ti fidare mai di nessuno... ma che ci vengono a fare qui? Tutti a cercare il sole ma il sole non c'è».
Provo a indicarglielo:
«Ma è lì!».
Mi saluta e se ne va.
Mentre cerco di tornare ai miei pensieri, il verso di un piccione ingrifato che insegue una femmina distoglie nuovamente la mia attenzione. "Io non sarei mai un piccione... stare tutto quel tempo a corteggiare una femmina... aspettando che ceda... e in maniera così evidente... no, non è da me. Chissà che uccello sono?!" penso tra me. "Son più un rapace, individuo la preda, la punto e in men di un baleno è mia... beh insomma non sono nemmeno un rapace mi sa. Mi raccontarono una volta che i pettirossi sono uccelli solitari, ma il fatto che un pettirosso non possa stare dove c'è già un altro pettirosso non mi ci fa immedesimare. Forse sono su passero, sì ecco son un passero... un passero solitario".
Mentre, ormai convinto di essere un passero solitario, finisco di bere l'acqua della bottiglietta, un merlo si avvicina a me, si atteggia in modo che lo guardi. Sembra dirmi: "Ma non vedi? Io sono simile a te!". Un merlo? Io sarei un merlo? La mia convinzione di prima inizia a vacillare. "Beh quando arriverò a casa mi informerò sui merli. Poi valuterò se sia anch'io come lui".
Mi alzo, vado alla fontana, una bambina seduta sul passeggino mi guarda mentre riempio la bottiglietta. Poi guarda il padre, che fa tante smorfie per farla ridere, e lei naturalmente si mette a ridere.
Guardo l'ora sul cellulare... cavolo! Sono in ritardissimo. FINE
2 commenti:
Ho visto i colori del prato, è un po' strano dato che davanti a me c'è uno sfondo di lettere nere. Molti amano mettere le situazioni nero su bianco, mi piace pensare che queste parole così armoniose siano frutto di uno sfondo nero poste sotto il bianco che assume la forma dei contorni delle lettere, delle parole. E poi ritornando alla semplicità di questo spazio virtuale, sembra proprio che sia il bianco a dare forma. Eppure eccolo la quel parco e non è bianco. Un colore avolte basta per avere tutti gli altri!
Ther... notevole! Mi piace pensarla come te, adesso.
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