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lunedì 28 ottobre 2013

019 Amori consumati

Non è l'incapacità di risolvere, di rimettere tutto in ordine, e nemmeno il guasto di certi meccanismi, che anzi continuano a funzionare perfettamente. Spesso è solo un aspetto superficiale a spingerti a voler cambiare, ad abbandonare ciò a cui ti eri affezionato, ciò che ti aveva reso felice.
Quella sensazione di essere stati usati, quindi consumati, è solo una conseguenza di tutto ciò; ma anche questa sensazione è spesso frivola.
La verità è che vivere ti consuma, più vivi più ti consumi. La verità è che ciò che appare realmente è solo un aspetto che copre il vero valore delle cose.
Bisognerebbe lasciarsi consumare dagli eventi, come roccia che diventa sabbia, così da poter occupare qualsiasi vuoto; così da potersi mischiare al cemento e diventare qualcosa di ben più solido.
Bisogna consumarsi per potersi costruire una qualche felicità. FINE

domenica 5 febbraio 2012

006 La candela

Piano piano si spegnerà, questa labile fiamma che mi riscalda, finendo di bruciare questo sottile stoppino del tempo che mi resta.
Il calore scioglie la cera, che cola sui miei giorni, lasciando ricordi. 
Non c'è altro lume ad illuminare l'oscurità che mi circonda.
Nessun'altra fonte termica che mi riscaldi.
Sono io stesso questa candela che vaga in una stanza buia cercando di non spegnersi.
Vago nell'oscurità sperando di trovare l'interruttore che accenda una luce più potente, una lampadina che mi permetta di vedere oltre i raggi di luce di questa fievole fiamma; che mi permetta finalmente di scoprire dov'è la porta di questa stanza. La porta che mi permette di uscire da questa stanza. La porta che mi permetterà di uscire dal mio io.
Sono chiuso dentro un io che in gran parte ignoro. Ogni tanto scopro qualche nuovo dettaglio che la candela illumina, allora cerco di unirlo agli altri dettagli, scoperti precedentemente, come se fossero piccoli pezzi di un puzzle da completare. Mi manca però una visione di insieme, quindi incastrare quei pezzi tra di loro diventa un'impresa più che ardua.
Cammino nella stanza cercando di seguire una linea retta, convinto che primo o poi con la mano libera, con la mano che non regge il piattino con sopra una candela, potrò toccare una parete. Arrivato a toccarla la tasto, la illumino con la luce generata dalla fiamma, e cerco; cerco di trovare una via d'uscita, o almeno un interruttore.
Deve iniziare da lì la costruzione del mio puzzle. Deve iniziare dai bordi.
Più cammino lungo la parete più mi accorgo però che questa stanza, questo puzzle, non ha angoli, non ha spigoli. Il mio camminare quindi è un continuo girotondo che non trova soluzione.
La stanza sembra non avere né uscite né lampadari.
Poggio la candela sul pavimento, è di legno, non ci metterebbe molto a prender fuoco. Mi siedo.
Probabilmente non esista altra via d'uscita, in questa stanza, che chiudere gli occhi e fuggire con la fantasia.
La fantasia è un po' come una candela, ha bisogno di essere accesa, di uno stoppino che bruci e della cera che si sciolga.
La candela è un'opera di fantasia.
Io sono un'opera di fantasia.
Seduto in questa stanza improvvisamente sorrido, sorrido perché finalmente ho capito che se io sono un'opera di fantasia allora anche tutto ciò che mi circonda è opera della fantasia.
Per uscire dal proprio io basta credere quindi in quella fantasia che ci ha creato.
Quel fuoco che ha acceso la nostra fiamma. FINE