La polvere si posa sui ricordi, sulle cose abbandonate, quasi come se fosse un velo protettivo, una patina argentata, che protegge dal freddo glaciale della dimenticanza.
La polvere nasconde, impedisce di vedere, a chi si limita ad uno sguardo superficiale su ciò che lo circonda, ciò che davvero lo circonda.
La polvere è tempo che lascia le sue briciole, segna percorsi, delinea storie.
Il bello di quelle storie è che vivono sospese nel tempo, nonostante la ruggine, continuano a far parte di questo tempo; raccontano un tempo che noi ci ostiniamo a chiamare passato.
Non esisterebbe passato se non lasciassimo tracce nella polvere, impronte ben visibili, segni della nostra esistenza.
Non esisterebbe passato se non esistesse la polvere.
Non esisteremmo noi se non esistesse il passato.
Noi che ci dichiariamo nemici della polvere e passiamo i nostri giorni a dichiararle guerra, per poi sporcarci le mani di essa, in cerca di ricordi, in cerca di valori di un tempo del quale proviamo nostalgia.
Noi che facciamo guerre per sentirci vivi e più queste guerre sono impossibili più ci sentiamo vivi. Ecco perché avere come nemico la polvere è il modo più sensato per sentirci vivi.
Nemici siam noi della polvere perché le vogliamo bene, amiamo sporcarci di essa per avere così una valida scusa per doverci lavare e tornare puliti.
Qualcuno scriveva che la guerra è l’igiene del mondo, ma non mi ha mai convinto del tutto. Ciò che però è innegabile è che la guerra genera polvere, tanta polvere, per quello l’uomo continuerà ad amare le guerre, fare le guerre, perché quando tornerà la pace, sotto tutte quelle macerie, i sopravvissuti e le generazioni future scopriranno storie bellissime.
Storie che resteranno sospese nel tempo. Storie che saranno a loro volta ricoperte di polvere. FINE
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