sabato 13 luglio 2013

017 La mia vita da salvare

Eravamo due numeri uno, uno affianco all'altro. Non avevamo bisogno di sommarci perché stando vicini valevamo molto di più. Fin quando c'eri tu. Uno zero si è anteposto a noi. La tua assenza.
Le città han miriadi di strade, ogni strada che l'attraversa abitazioni, ogni abitazione un numero. La città ha miriadi di numeri. La mia città ha miriadi di numeri ma un solo prefisso. Ogni città ha un solo prefisso. Il prefisso è seguito da un numero. Componi tutti quei numeri e magari risponderà qualcuno. Se componi il tuo numero troverai occupato.
Io sono occupato a cercare di capire come si colma un vuoto. Nonostante siano passati anni ancora quel vuoto resta vuoto. Ci sono i ricordi ad occupare quel vuoto.
Il vuoto può essere grande come una città e come le città ha una miriade di strade, ogni strada è un ricordo. Il ricordo di quando quelle strade le percorrevamo insieme.
Sono solo... un'unità adesso.
Ero così orgoglioso di avere più che una musa ispiratrice... di avere un "muso ispiratore". Sono stato fortunato... e come se avessi vinto ai dadi. Ecco perché quel nome. Omaggio e riconoscenza alla mia fortuna.
Il prefisso della mia città siamo noi, io te e la tua assenza. La mia città è un album pieno di ricordi, in quelle strade c'è molto da salvare. Accarezzo le pagine, accarezzo i ricordi.
Finchè questa città esisterà, anche noi continueremo ad esistere. FINE

venerdì 5 luglio 2013

016 Perché innamorarsi

«E così ti ritroverai a dover di nuovo scavalcare il muro, per giungere di nuovo in un giardino... e arrivato nel giardino crederai che tutta quella fatica per arrampicarti e saltare non è stata sprecata. Ti sembrerà tutto bellissimo, profumato, pieno di fiori, piante e alberi incantevoli. Correrai a destra e manca per l'impazienza di conoscere ogni centimetro di quel luogo meraviglioso. Ti sentirai felice e vivo come non mai, immerso completamente nella natura; finché la stanchezza non inizierà a farsi sentire... e con la stanchezza arriverà la notte. Tutti quei colori, quelle forme, quei contorni verranno oscurati. Anche l'aria avrà un altro odore. Con la notte arriverà la paura. Non vedendo altro che buio avrai paura di alzarti e muoverti, correndo il rischio di cadere. Ti sentirai solo. Ti accorgerai di quanto possa essere fredda la notte. Non riuscirai a prender sonno, strani rumori non faranno che terrorizzarti sempre di più. L'indomani sarai ancora più stanco... e tutto quello che il giorno prima ti sembrava così incantevole inizierà a mostrarti i suoi difetti. Rami spezzati, fiori calpestati, frutti marciti e buche, dove purtroppo inciamperai, aumenteranno sempre di più il tuo disagio. Ti farai male, sentirai il dolore; potrai resistere ancora due, forse tre giorni, ma poi sentirai l'irrinunciabile desiderio di scappare dal giardino, di riscavalcare il muro. Credimi, sarà così! Anche se credo che tu già lo sappia... comunque tornato al muro, ormai sfinito, non avrai nemmeno le forze per oltrepassarlo. Ti sentirai prigioniero, prigioniero di quella grande illusione chiamata amore. Forse riuscirai pure ad uscirne, con le ultimissime energie rimaste, ma a che pro tutto ciò?! Le cicatrici... i segni, il dolore provato... quelli... non scompariranno mai. E tu mi dici che vorresti innamorarti di nuovo? Ma si può essere più stupidi?! Pensaci amico mio... pensaci prima di farti male di nuovo. A cosa serve riprovarci?».
Dopo aver ascoltato, rimase un po' a pensarci... forse non aveva tutti i torti il suo amico.... ma poi, svanito quel breve attimo di smarrimento, tornò in se e rispose:
«Perché la vera illusione è credere di poter essere felici rimanendo soli. Ti mancherà sempre qualcosa. Oltrepassare quel muro significa... sì certo affrontare le proprie paure, ma è l'unico modo per potersene liberare. Cosa c'è di più bello di poter vivere senza paure? Ci vuole tanto coraggio, determinazione e desiderio, ma credimi... l'unico luogo dove possa avvenire tutto ciò è proprio quel giardino. L'unica pozione magica che ti possa permettere tutto ciò è l'amore. Il difficile è trovare quella pozione. Uno pensa che basta cercarla... e quando la si trova è già pronta ed imbottigliata. Invece no! Quella pozione la devi fare tu! Devi scoprire tu la ricetta... devi trovare tu il giardino dove è possibile trovare tutti gli ingredienti che ti occorrono. Non importa quante volte fallirai. Io voglio riprovarci... perché innamorarsi è l'unico modo per tentare di essere felici!». FINE

martedì 2 luglio 2013

015 Garçon

A volte la primavera fa i dispetti, si fa attendere, per poi scoppiare all'improvviso in una splendida giornata di sole, dalle temperature addirittura estive. Con la primavera si risveglia in te quel desiderio di vita, di evasione, di aria aperta. La tua stanza non ti basta più, le sue mura sembrano comprimerti e ti precipiti ad aprire la finestra, per cercare almeno uno spiraglio, una via di fuga per i tuoi pensieri; ma quello spiraglio non ti basta. Decidi di uscire di casa. Vaghi un po' a zonzo... poi ti ritrovi quasi per caso in un grande prato e i ricordi iniziano ad impossessarti di te. Ti ricordi quando tu e lui andavate a passeggio, e arrivati in quel prato staccavi il guinzaglio, concedendogli la libertà. Cerchi un angolino un po' in disparte del prato, ti siedi. Quanto ti manca! La gente passando non molto distante da te ti da un'occhiata, per poi fortunatamente proseguire dritto, alleviando la tua sensazione di disagio. Raccogli qualche fiore lì vicino a te, lo guardi, lo annusi, poi lo getti via.
Ad un certo punto una voce interrompe la tua quiete:
«Garçon!  Garçon!  Garçon!».
"Garçon?! Non significa ragazzo?!", un pensiero ti inquieta, "con chi ce l'avrà?", è una voce femminile. "Con me? No... non può essere...", finalmente decidi di girarti. Tra te è quella voce, in bilico tra i propri desideri è l'immancabile senso del dovere... il dovere dell'obbedienza, uno splendido esemplare di border collie è fermo a guardarti.
«Garçon!  Garçon!  Garçon!», "è il cane che chiama, quindi...", pensi, "che strano nome da dare ad un cane". Ti rigiri, sperando che il cane ritorni dalla sua padrona e finalmente quella voce cessi di urlare. Raccogli un altro fiore e ti metti ad odorarlo, quando, non molto distante dal fiore, vedi spuntare un muso. "Garçon! Ma che ci fai qui?", una strana sensazione di benessere sembra impossessarsi di te. "Ma quanto sei bello!", getti il fiore e ti metti ad accarezzarlo, "come gli piace!". Poi capisci che può bastare così... vedi Garçon ritornare dalla sua padrona e finalmente smetti di sentire la voce urlante.
"Io ti pensavo e..." strani pensieri vagano nella tua mente, "e tu hai fatto in modo di farmi capire che tu ci sei sempre!".
Ti rialzi... godendoti quegli ultimi intensi attimi di felicità. FINE