Se fossi una bottiglia di certo non potrei contenere il mare, ma mi sarebbe possibile contenerne una piccola parte. Una bottiglia per poter contenere e potersi riempire deve essere integra. Io per tutta la vita ho cercato di essere integro. Per tutta la vita, non potendo contenere il mare e non vivendo nel mare, ho cercato di riempirmi di acqua piovana. Ogni volta che pioveva io ero lì, sotto le nuvole, a raccogliere gocce. Ogni tanto cadevo e mi rovesciavo, perdendo parte del mio contenuto.
Se fossi una bottiglia... per molto tempo sono stato una bottiglia senza tappo.
Una bottiglia senza tappo è una bottiglia senza sicurezze, una bottiglia che è controllata nei suoi movimenti, perché sa il rischio che corre: perdere tutto il suo contenuto. Una bottiglia vuota non corre grandi rischi, quindi non ha bisogno di un tappo. Una bottiglia vuota, quindi, può essere libera di fare qualsiasi acrobazia. Una bottiglia vuota con il tappo non si può riempire.
La funzione del tappo quindi è quella di proteggere un contenuto, il quale però, finché sarà chiuso da un tappo, non si potrà ampliare. La funzione del tappo quindi non è una funzione statica, ma dinamica, come quella di una qualsiasi porta.
Tutti noi siamo bottiglie, o stanze, di varie e diverse forme e dimensioni, che però proprio in quel desiderio di protezione ci accomuniamo, nella necessità che il nostro tappo possa chiudere anche un'altra bottiglia, che sia un tappo interscambiabile, un tappo che sia in qualche modo universale. Certo è vero che non esiste un solo tipo di tappo, ma è difficile, penso impossibile(o quasi), trovare un tappo che non possa chiudere almeno un'altra bottiglia. Ecco perché, nel nostro socializzare con gli altri, più che concentrarsi sulla forma della bottiglia, sulla sua ampiezza o sul suo contenuto, è importante verificare se è possibile poter essere in grado di proteggere e dare sicurezza all'altro, perché questa è la cosa di cui l'altro ha più bisogno. Nella scelta di chi avere al nostro fianco ci si dovrebbe basare in primis sull'imboccatura, perché se è possibile condividere sicurezza e protezione, allora sarà possibile condividere anche tutto il resto.
Nel costruire una società, quindi, la prima cosa sulla quale ci si bisognerebbe concentrare è il tappo. Una società in cui si diffondono bottiglie il cui tappo una volta tolto non è più utilizzabile è una società che non ha interesse a proteggere il contenuto della bottiglia, ma che dà alla bottiglia e al suo contenuto un'importanza momentanea, breve, da consumare in fretta, per poi potersene liberare con facilità. Una società che dimentica in fretta è una società che continuerà a ripetere gli stessi errori.
Ho riempito la mia bottiglia di tanti errori, ma finalmente ho trovato un tappo che li possa conservare. Un tappo che si possa conservare e riutilizzare.
Ogni tanto apro la bottiglia e di quegli errori ne tiro fuori qualcuno, l'analizzo, cerco di ricavarne qualche insegnamento, cerco di correggerli, per poi reinserirli di nuovo nella bottiglia. Un errore corretto, anche se solo in parte, è un errore che si riduce nel suo volume, occupa uno spazio minore; ecco perché quando richiudo il tappo la prima cosa che ancora mi stupisce e mi entusiasma è che dentro di me ho ricavato dello spazio, da poter riempire di altri errori, dai quali ricavarne altri insegnamenti.
Spesso di molte bottiglie ciò che ci resta è solo il tappo, ma il fatto che quel tappo lo conserviamo con cura e attenzione dimostra che quel tappo serve come monumento alle memorie presenti e future di tutti quell'insegnamenti che quella bottiglia, che non c'è più, ci ha lasciato.
Visto che di noi, molto probabilmente, non resterà che un tappo, facciamo in modo che finché viviamo quel tappo conservi tutto ciò che riteniamo prezioso, buono e giusto; solo così anche quel tappo diventerà prezioso e il contenuto della bottiglia che proteggeva non verrà dimenticato. FINE
mercoledì 28 marzo 2012
giovedì 8 marzo 2012
008 Mimosa
Il mimo sa quanto sia importante un gesto, il bravo mimo sa dare ad ogni gesto il suo reale valore. Il bravo mimo quindi sa scegliere quale sia il miglior gesto da fare in ogni particolare occasione; perché i gesti sono un po' come le parole, possono anche sostituire le parole, e come le parole vanno usati con cura; non c'è bisogno di gesticolare continuamente per essere bravi mimi, anche perché un buon testo non si valuta dal numero di parole che lo forma o dalla loro lunghezza, ma dalla capacità del testo di trasmettere significati profondi a chi lo leggerà.
Al bravo poeta non servono che pochi versi per descrivere l'infinito.
Il bravo mimo quindi è un attento selezionatore di gesti, come il poeta è un attento selezionatore di parole.
Ci sono gesti la cui bellezza sta nel gesto stesso, un bambino che saluta per esempio, che importanza ha poi chi saluta?! Tu guardi il bambino e ti viene naturale ricambiare il gesto, perché la bellezza richiama bellezza.
Tu guardi una donna e pensi che sia bella e profumata come un fiore, tu guardi un fiore e pensi a quanto sia bello e profumato come una donna. Vorresti essere un ape e poterne cogliere il nettare, ma sei solo un uomo, almeno questo crede l'uomo comune... ma non il mimo. Il mimo sa che può essere quell'ape; allora inizia a ronzare ma senza far rumore, a muovere le mani come fossero ali. Anche se non lo senti tu sai che sta ronzando, anche se non è un ape tu sai che ha un pungiglione.
Si avvicinerà a te come un'ape si avvicinerebbe ad un fiore, anche se tu sai di essere solo una donna e non un fiore, ma in quel momento lo sei, in quel momento tu sei un fiore e lui un'ape, e quando ti sarà vicino non devi avere paura, non ti farà del male. Se tu vorrai restare un fiore lui resterà un'ape, ma se tu volessi tornare donna anche lui tornerà uomo, tornerà un mimo.
Il mimo tornato uomo ti porgerà un fiore, il fiore che vorrebbe che tu sia, ma senza avere un fiore in mano. Il gesto è quello che conta. Il fiore immaginario è quello che vorrebbe amare, la mimosa dei suoi sogni.
Il mimo sa che se in mano avrà una vera mimosa è perché ci sarà una donna vera a cui porgerla. Una donna da amare.
Il mimo sa che fingere di essere un'ape non significhi per forza non essere un'ape.
Il mimo sa che per diventare come un'ape bisogna fingere di essere quell'ape; perché per diventare bisogna prima fingere. FINE
Al bravo poeta non servono che pochi versi per descrivere l'infinito.
Il bravo mimo quindi è un attento selezionatore di gesti, come il poeta è un attento selezionatore di parole.
Ci sono gesti la cui bellezza sta nel gesto stesso, un bambino che saluta per esempio, che importanza ha poi chi saluta?! Tu guardi il bambino e ti viene naturale ricambiare il gesto, perché la bellezza richiama bellezza.
Tu guardi una donna e pensi che sia bella e profumata come un fiore, tu guardi un fiore e pensi a quanto sia bello e profumato come una donna. Vorresti essere un ape e poterne cogliere il nettare, ma sei solo un uomo, almeno questo crede l'uomo comune... ma non il mimo. Il mimo sa che può essere quell'ape; allora inizia a ronzare ma senza far rumore, a muovere le mani come fossero ali. Anche se non lo senti tu sai che sta ronzando, anche se non è un ape tu sai che ha un pungiglione.
Si avvicinerà a te come un'ape si avvicinerebbe ad un fiore, anche se tu sai di essere solo una donna e non un fiore, ma in quel momento lo sei, in quel momento tu sei un fiore e lui un'ape, e quando ti sarà vicino non devi avere paura, non ti farà del male. Se tu vorrai restare un fiore lui resterà un'ape, ma se tu volessi tornare donna anche lui tornerà uomo, tornerà un mimo.
Il mimo tornato uomo ti porgerà un fiore, il fiore che vorrebbe che tu sia, ma senza avere un fiore in mano. Il gesto è quello che conta. Il fiore immaginario è quello che vorrebbe amare, la mimosa dei suoi sogni.
Il mimo sa che se in mano avrà una vera mimosa è perché ci sarà una donna vera a cui porgerla. Una donna da amare.
Il mimo sa che fingere di essere un'ape non significhi per forza non essere un'ape.
Il mimo sa che per diventare come un'ape bisogna fingere di essere quell'ape; perché per diventare bisogna prima fingere. FINE
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