giovedì 29 dicembre 2011

003 Lettera a Babbo Natale

Caro Babbo Natale,
anche quest'anno ti scrivo con largo anticipo; anche perché ho notato che l'ultima lettera che ti ho scritto l'hai letta con grande attenzione.
Prima di tutto, quindi, ti scrivo per ringraziarti.
Devo ammettere che iniziava ad essere sempre più difficile fare a meno della mia vita.
All'inizio mi sentivo anche più leggero, sarà perché era tanto il desiderio di potermene liberare per un po', sarà per la forza d'inerzia, ma non ne percepivo la mancanza; ultimamente invece devo confessare che mi sentivo un po' vuoto.
In quest'anno che è passato ne sono successe di cose, ho scoperto che oltre la siepe non si nascondeva solo l'infinito, ma anche tutta la vita che non riuscivo a contenere. Era ed è ospitata in un altro corpicino, molto più grazioso del mio, con il quale ho avuto il piacere di potermi unire e iniziare quel lungo processo di fusione... che spero si completi.
L'altra novità e che ti scrivo da un altro indirizzo. Questa però non è che sia stata proprio una mia scelta, se non fosse perché costretto... non mi sarei trasferito; però non mi lamento, anche perché trovo che questa nuova "casetta" è molto più carina. Ci ho lavorato un po', un po' come ho lavorato dentro di me. Diciamo che questa nuova casetta rappresenta il nuovo me stesso, dopo la ristrutturazione.
Adesso che mi sono riappropriato della mia vita valuterò se i lavori fatti siano serviti a qualcosa, se finalmente potrò dire di avere ancora spazio dentro di me.
Mi è piaciuto anche molto il modo in cui me l'hai restituita. Me l'hai fatta recapitare in una preziosa scatola, con sopra scritto "infinito". Dentro la scatola tante bustine di "me"; divise per personalità.
Non credevo di averne così tante, non credevo che di ognuna di loro se ne potesse assaporare la fragranza.
Adesso ho in più una scatola per custodire i sogni.
Tornando al motivo principale per il quale sono tornato a scriverti, cioè le richieste per il prossimo Natale, sono un po' preoccupato... ci sarà un prossimo Natale o davvero il mondo finirà poco prima della vigilia?
Nel dubbio mi piacerebbe che tu potessi passare da me una settimana prima, decidi tu sul regalo, per me va bene anche se vieni a mani vuote. Mi piacerebbe poter finalmente fare quattro chiacchiere, sentire per una volta la tua voce, e raccontare al mondo che io Babbo Natale l'ho visto davvero! E gli ho anche toccato la barba.
Mi piacerebbe che il mondo tornasse a credere. Credere in te!

Che l'anno nuovo sia un anno migliore per tutti! Un caro saluto

Antonio

FINE

mercoledì 21 dicembre 2011

002 Scrivendo di me magari scoprirò chi sono

Mi è sempre stato difficile parlare di me, scrivere di me. Mi è sempre piaciuto più osservare che essere osservato, ascoltare più che essere ascoltato. Non perché mi reputi una persona poco interessante, anzi, ma perché è come se cercassi qualcosa di me in ogni persona, e solo ascoltando, osservando, quella persona, scoprendo di più su quella persona, io possa finalmente trovare ciò che mi manca.
Ogni volta che mi son posto la domanda, "Chi sono?", ho sempre preferito buttare lì risposte vaghe, del tipo: sono ciò che lega quel che ero con quel che sarò.
Non avendo la più pallida idea di ciò che sarà di me in futuro, nel dovermi raccontare tendo quindi a guardare al passato.
Io ero un bambino... che da grande voleva diventare un carabiniere.
Sarà per quel forte ideale di giustizia che accompagna ogni bambini(o quasi) nel suo processo di crescita, quel semplificare il mondo tra guardie e ladri, quella mancanza di conoscenza su quanti e vari mestieri possano esserci nel mondo... sta di fatto che alla domanda su cosa volessi fare da grande... rispondevo così, che volevo fare il carabiniere.
Magari oggi, col senno di poi, se potessi tornare quel bambino, risponderei diversamente.
Non è che sia svanito quel forte senso di giustizia, ma magari col tempo ho solo capito che servire uno stato rende molto difficoltoso il potersi ribellare alle sue imperfezioni. Forse è anche perché quel senso assoluto di appartenenza mi è sempre mancato; non che non sia fedele, ma mi piace avere le mani libere. Non dare ragione o sostenere qualcuno solo perché si dice tuo amico, quando è evidente anche ai muri che ha torto marcio.
Forse è quel forte senso di non so quale giustizia che mi rende difficile avere un forte senso di appartenenza.

Quindi per iniziare a raccontarmi... incomincio così:

"Io non appartengo a nulla e nulla mi appartiene, ma se solo riuscissi a trovare un infinito che mi possa ospitare, non avrei remore a diventare parte di esso."

FINE